Informazioni del 18 gennaio 2026

Pubblicato giorno 16 gennaio 2026 - Info settimanali

CRESCERE INSIEME


Don Michele 0422-772002 cell.340-9622020
Don Mario 0422-774092 cell.380-6433849
Don Marco 349-4548139


foglietto del 18 gennaio 2026

APPUNTAMENTI DELLA SETTIMANA

Giorno

Ora Parrocchia

APPUNTAMENTI

DOM 18 9.30 POVEGLIANO 2^ tappa di Prima Comunione (Povegliano e Santandrà)
11.00 CAMALO’ 2^ tappa di Prima Comunione (Camalò)
LUN 19 15.00 CAMALO’ TERZO TEMPO – pomeriggio ricreativo in oratorio x terza età
20.45 SANTANDRA Incontro genitori (e padrini) 1^ media (cresimandi)
MART 20 20.30 SANTANDRA’ Gruppo Liturgico della Collaborazione
MERC 21 15.00 POVEGLIANO TERZO TEMPO – pomeriggio ricreativo in oratorio x terza età
20.30 VOLPAGO 3° incontro del Corso di Formazione Vicariale Catechiste
GIOV 22 15.00 SANTANDRA’ TERZO TEMPO – pomeriggio ricreativo in oratorio x terza età
19.00 SANTANDRA’ Adorazione Eucaristica Notturna – confessioni 19.00-20.00
20.30 SANTANDRA’ Consiglio della Collaborazione + 4 Consigli Pastorali
VEN 23 20.30 TREVISO Prima delle “2 sere AC”
SAB 24 matt. PRAGLIA Uscita dei giovani al monastero benedettino di Praglia (24-25)
DOM 25 10.00 ARCADE 2^ tappa di Prima Comunione
10.30 POVEGLIANO Incontro genitori 3^ elem. di Povegliano, Camalò, Santandrà

 


18-25 gennaio
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI
“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza
alla quale Dio vi ha chiamati” (Efesini 4, 4)

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un’iniziativa ecumenica di preghiera nel quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso.

Nel documento del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, quest’anno viene presa come approfondimento la Chiesa Armena. Per quasi due millenni, la Chiesa apostolica armena, riconosciuta come una delle più antiche comunità cristiane al mondo, ha avuto un ruolo fondamentale nel guidare l’identità spirituale e storica del popolo armeno. Fondata all’inizio del IV secolo, con radici che risalgono all’epoca apostolica, questa venerabile istituzione trascende la semplice organizzazione religiosa; infatti, è simbolo di resilienza nazionale, patrimonio culturale e forza spirituale. Oltre a offrire una guida spirituale, la Chiesa ha preservato le tradizioni, la lingua e i valori armeni, soprattutto durante i periodi di maggiore avversità e di dominazione straniera. In tempi più recenti, soprattutto a fronte di problematiche quali il conflitto nel Nagorno-Karabakh e lo sfollamento della popolazione dell’Artsakh, la Chiesa continua a essere fonte di forza e conforto per gli Armeni. Oggi, essa è un faro di fede, unità e continuità per gli Armeni nel mondo e fornisce spunti di riflessione condivisibili anche dall’intera comunità cristiana.

(Mercoledì 28 gennaio alle ore 20.00 circa,
in una parrocchia del nostro Vicariato sarà celebrata la Messa greco-cattolica in rito bizantino
come segno di comunione tra confessioni cristiane.) 


 18 GENNAIO 2026 – II Tempo Ordinario

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
(Gv 1,29-34)         

RIFLESSIONE

Il mondo ci prova, ha tentato, ma non ce la fa a fiorire secondo il sogno di Dio: gli uomini non ce la fanno a raggiungere la felicità. Dio ha guardato l’umanità, l’ha trovata smarrita, malata, sperduta e se n’è preso cura. È venuto, ha portato liberazione e guarigione. Lo afferma il profeta roccioso e selvatico, Giovanni delle acque, quando dichiara: ecco l’agnello che toglie il peccato del mondo.

Sono parole di guarigione: eco della profezia di Isaia, rilanciata dalla prima Lettura: ecco il mio servo, per restaurare le tribù di Giacobbe. Anzi, è troppo poco: per portare la mia salvezza fino all’estremità della terra.

Giovanni parlava in lingua aramaica, come Gesù, come la gente del popolo, e per dire “ecco l’agnello” ha certamente usato il termine “taljah”, che indica al tempo stesso “agnello” e “servo”. E la gente capiva che quel giovane uomo, Gesù, più che un predestinato a finire sgozzato come un agnello nell’ora dei sacrifici (tra l’ora sesta e l’ora nona) era Colui che avrebbe messo tutte le sue energie al servizio del sogno di Dio per l’umanità, con la sua vita buona, bella e felice.

Servo-agnello, che toglie il peccato del mondo. Al singolare: non i peccati, ma piuttosto la loro matrice e radice, la linfa vitale, il grembo che partorisce azioni che sono il contrario della vita, quel pensiero strisciante che si insinua dovunque, per cui mi importa solo di me, e non mi toccano le lacrime o la gioia contagiosa degli altri, non mi importano, non esistono, non ci sono, non li vedo.

Servo-agnello, guaritore dell’unico peccato che è il disamore: è venuto a liberarci da una idea terribile e sbagliata di Dio, su cui prosperavano le istituzioni di potere in Israele. Gesù prende le radici del potere, le strappa: capovolge quella logica che metteva in cima a tutto un Dio dal potere assoluto, compreso quello di decretare la tua morte. L’agnello-servo, il senza potere, è un “no!” gridato in faccia alla logica del mondo, dove ha ragione sempre il più forte, il più ricco, il più astuto, il più crudele…. E l’istituzione non l’ha sopportato e ha tolto di mezzo la voce pura, il sogno di Dio. Ecco l’agnello, mitezza e tenerezza di Dio che entrano nelle vene del mondo, e non andranno perdute, e porteranno frutto; se non qui altrove, se non oggi nel terzo giorno di un mondo che sta nascendo.

(da padre E. Ronchi)

foglietto del 18 gennaio 2026

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