CRESCERE INSIEME
Don Michele 0422-772002 cell.340-9622020
foglietto del 27 settembre 2026
APPUNTAMENTI DELLA SETTIMANA
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Giorno |
Ora | Parrocchia |
APPUNTAMENTI |
| DOM 27 | 10.00 | ARCADE | BATTESIMI di:
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| 19.00 | SANTANDRA’ | S.Rosario per il defunto Giorgio Filz | |
| LUN 28 | 19.30 | SANTANDRA’ | A TAVOLA CON LA BIBBIA: condivisione del Vangelo |
| MART 29 | 21.00 | —————– | Incontro di programmazione del percorso per coppie “CURA DELL’AMORE” |
| GIOV 1.10 | 19.00 | SANTANDRA | Adorazione Eucaristica Notturna (confessioni 19.00-20.00) |
| SAB 3 | 10.00 | TREVISO | Ritiro diocesano catechiste |
| 15.30 | TREVISO | Mandato catechiste con il Vescovo | |
| 18.30 | ARCADE | Messa di entrata di don Claudio presieduta dal Vescovo | |
| DOM 4 | 9.30 | POVEGLIANO | S. Messa di inizio anno pastorale e presentaz. cresimandi |
| 11.00 | SANTANDRA’ | S. Messa di inizio anno pastorale con presentaz. Cresimandi, seguita dalla processione Madonna del S. Rosario |
Mandato del Vescovo ai catechisti diocesani, credenti e inviati
Ogni anno, i catechisti della diocesi si ritrovano in cattedrale, per ricevere il mandato dal Vescovo diocesano che è il “primo catechista” della Diocesi.
La cattedrale e il Vescovo. È la cattedrale che accoglie, ogni anno, i catechisti per la celebrazione. Questo luogo non è solo “tradizionale” ma, più in profondità, esso è manifestazione dell’unità della Chiesa particolare. Abitando questo luogo, nella preghiera e nella celebrazione, i catechisti si dicono, gli uni gli altri, che la catechesi è “questione di Chiesa”.
Il tempo. Perché celebrare il mandato ogni anno? Perché un catechista dovrebbe partecipare ogni anno a questa celebrazione? Non basterebbe farlo “una volta per tutte”, all’inizio della propria missione? Ricevere ogni anno il mandato di far risuonare il Vangelo è un invito a farlo in un tempo e in un contesto preciso:: crediamo infatti che ogni tempo, anche il nostro oggi, a volte complicato e sfidante, è il tempo favorevole per l’annuncio e per la fede.
Il mandato. La celebrazione è una celebrazione di invio. Essa ricorda che la catechesi non si riduce alla perpetuazione di un insegnamento. Aiuta i catechisti a ricomprendersi come missionari, servitori della Parola, servitori dell’opera dello Spirito che continuamente scolpisce in noi la dignità di Figli di Dio, scolpisce in noi l’umanità piena, in Cristo.
Domenica 27 settembre, in Seminario,
celebrazione ecumenica per la custodia del Creato e la pace
“Acqua viva, segni di pace” è il tema della celebrazione, presieduta dal vescovo Michele. Sarà un momento di ascolto, preghiera e comunione fraterna con i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti nel nostro territorio.
L’incontro si terrà a partire dalle ore 17.30, nel chiostro minore del Seminario vescovile di Treviso. “Attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera condivisa, desideriamo rinnovare il nostro impegno comune nella custodia del Creato, sostenendo una responsabilità corale di fronte alle sfide ecologiche e umane del nostro tempo”
27 SETTEMBRE 2026 – XXVI Tempo Ordinario
“Chi dei due ha compiuto
la volontà del padre?”
(Mt 21,28-32)
«Un uomo aveva due figli». E dal seguito della parabola capiamo che «ogni figlio aveva due cuori». Esperienza di tutti: abbiamo in noi un cuore che dice sì e uno che dice no. Non esiste un terzo figlio dal cuore unificato, il figlio ideale che incarna la perfetta coerenza tra il dire e il fare. Siamo persone incompiute, contradditorie: non capisco me stesso, faccio il male che non vorrei, e il bene che vorrei non riesco a farlo (Rm 7,15.19). Ma tutti in cammino verso il cuore unificato.
Antonio del deserto diceva che anche nel monaco nascosto nella più sperduta grotta del monte, c’è una guerra che rimane fino alla fine: «la guerra del cuore». Il conflitto di scelte contradditorie, il misurarsi con la forza selvatica del desiderio. La parabola prende avvio da un triangolo di relazioni, padre-figli, non esemplari. La prima azione riportata è un ordine: «Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna». Il racconto che segue è la reazione a un comando percepito da entrambi i figli come una imposizione, un peso da scrollarsi di dosso, o a parole o coi fatti. Se portiamo la parabola sul piano della nostra vita personale, anche noi ci sentiamo spesso esecutori di ordini di un Dio sovrano che si impone come un padre-padrone; viviamo la religione come un insieme di regole e divieti, dove quasi tutto è proibito e il resto obbligatorio. Ma Dio non è un dovere, è uno stupore: in principio alla fede c’è il Vangelo, una bella, gioiosa, lieta notizia.
Nella parabola è in gioco il fondamento del nostro rapporto con Dio. Infatti: il primo figlio si pentì e andò a lavorare. Letteralmente il Vangelo dice: si convertì, cambiò mentalità, trasformò il suo modo di vedere le cose. Il tema grande non è etico, la disubbidienza iniziale diventata ubbidienza, che è poca cosa, ma teologico: il cambio di sguardo su Dio, scoprire con stupore il senso della storia. Il primo figlio ha capito che la vigna di famiglia produce un vino che è simbolo di festa e di gioia per tutta la casa. Non un campo di lavori forzati, ma un luogo dove il mondo diventa più fecondo e più bello.
(da padre E. Ronchi)



