XXIII domenica del Tempo Ordinario

Pubblicato giorno 29 agosto 2025 - In home page

RIFLESSIONE

Con il suo “amare di più” Gesù non intende instaurare una competizione sentimentale o emotiva tra sé e la costellazione degli affetti del discepolo. Da una simile sfida affettiva sa bene che non uscirebbe vincitore, se non presso pochi “folli di Dio”. Per comprendere nel giusto senso il verbo amare, occorre considerare il retroterra biblico, confrontarsi con il Dio geloso dell’Alleanza (Dt 6,15) che chiede di essere amato con tutto il cuore e l’anima e le forze. La richiesta di amare Dio non è primariamente affettiva. Lungo tutta l’Alleanza e i Profeti significa essere fedeli, ascoltare, ubbidire, essere giusti nella vita. Amare “con tutto il cuore”, la totalità del cuore non significa esclusività: amerai Dio come si ama la madre, il figlio, il coniuge, l’amico: senza amori dimezzati. Ascolta Israele: non avrai altro Dio all’infuori di me, e non già: non avrai altri amori all’infuori di me. Gesù si offre come ottavo oggetto d’amore al nostro cuore plurale, come pienezza della polifonia dell’esistenza. E lo può fare perché Lui possiede la chiave dell’arte di amare fino in fondo, fino all’estremo del dono.                                           (da padre E. Ronchi)