Informazioni del 18 ottobre 2026

Pubblicato giorno 17 ottobre 2026 - Info settimanali

CRESCERE INSIEME


Don Michele 0422-772002 cell.340-9622020
Don Claudio 0422-774092 cell.389-2079797

foglietto del 18 ottobre 2026

APPUNTAMENTI DELLA SETTIMANA

Giorno

Ora Parrocchia

APPUNTAMENTI

DOM 18 11.00 SANTANDRA’ BATTESIMO di Edoardo Poloniato di Mattia e Florian Laura
11.00 SANTANDRA’ INCONTRO PER FAMIGLIE: S. Messa, pranzo offerto in oratorio e incontro di condivisione per le coppie (ci sarà il servizio baby-sitting per i bambini)
LUN 19 20.30 ARCADE Consiglio Affari Economici
MERC 21 20.00 CAMALO’ Incontro genitori Scuola Materna
GIOV 22 19.00 SANTANDRA’ Adorazione Eucaristica Notturna (confessioni 19.00-20.00)
20.30 POVEGLIANO Consiglio Oratorio
VEN 23 20.30 ARCADE Consiglio Pastorale Parrocchiale
SAB 24 20.30 ARCADE CONCERTO IN CHIESA in memoria di Gazzabin Fabio
DOM 25 9.30 ARCADE BATTESIMI di: Martini Ginevra; Vako Kevin; Fighera Emanuele; Fontana Alice
12.00 ARCADE “CIBIAMOCI” in Oratorio

 


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA 100ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

18 ottobre 2026

Cari fratelli e sorelle!

Per la Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che segna il centenario di questa celebrazione, istituita da Pio XI e tanto cara alla Chiesa, ho scelto il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Dopo l’Anno giubilare, desidero esortare tutta la Chiesa a proseguire con gioia e zelo nello Spirito Santo il cammino missionario, che richiede cuori unificati in Cristo, comunità riconciliate e, in tutti, disponibilità a collaborare con generosità e fiducia.
Riflettendo sul nostro essere uno in Cristo e uniti nella missione, lasciamoci guidare e ispirare dalla grazia divina, per «rinnovare in noi il fuoco della vocazione missionaria» e avanzare insieme nell’impegno di evangelizzazione, in «un’epoca missionaria nuova» nella storia della Chiesa.

  1. Uno in Cristo. Discepoli-missionari uniti in Lui e con i fratelli e le sorelle
  2. Uniti nella missione. Perché il mondo creda in Cristo Signore
  3. Missione dell’amore. Annunciare, vivere e condividere l’amore fedele di Dio

 (…) impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che è sempre opera dell’amore.

“La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio.”


 

18 OTTOBRE 2026 – XXIX Tempo Ordinario

“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare
e a Dio quello che è di Dio”
(Mt 22,15-21)

RIFLESSIONE

Abbiamo sempre bisogno di appartenere a qualcuno. E io a chi appartengo? Forse alle cose, ai poteri forti, al pensiero dominante, oppure ai miei sogni, ai legami vitali, all’amore che provo e che, mi assicura la Bibbia (cf 1Gv 4,16), è «Dio che ama in me»?

I filoimperiali di Erode e gli indipendentisti del sinedrio pongono a Gesù una di quelle domande taglienti: maestro, tu che sei libero e dici le cose come stanno, che relazione hai con Cesare, con il potere? La risposta di Gesù è acuta: come al suo solito, davanti a domande maliziose o capziose, porta gli uditori su di un altro piano, spiazzandoli con un doppio cambio di prospettiva.

Primo cambio: sostituisce il verbo «pagare» con «restituire»: rendete, restituite a Cesare ciò che è di Cesare. Un imperativo forte, che dà un’anima nuova alle relazioni: restituite il molto ricevuto, date indietro, guardate alla sorgente. Vivere è restituire vita, che viene da prima di noi e va oltre noi. Viviamo per restituire amore a chi con l’amore ci ha fatto e ci fa vivere. «Ricevimi, donami, donandomi mi otterrai di nuovo», scrive l’antico libro dei Rig Veda.

Secondo cambio di prospettiva: Gesù fa entrare in gioco la sua visione e la sua forza profetica, recidendo di netto il legame tra le due parole incise sul denaro: divino Tiberio. Cesare non è Dio, Tiberio non è divino. Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio.

A questo punto Gesù si ferma, non si sostituisce a noi, non ci esenta dalla responsabilità di usare la nostra intelligenza per valutare, scegliere, decidere cosa sia di Cesare, cosa di Dio.

Restituite a Dio quello che è di Dio: di Dio è la terra e quanto essa contiene (Dt 10,14). Anche Cesare appartiene a Dio. Ogni persona porta incisa l’iscrizione profetica: «io appartengo al mio Signore», «ha scritto sulla mano: del Signore!» (Isaia 44,5). Ognuno una piccola moneta d’oro con, in altorilievo, l’immagine e la somiglianza con Dio, sormontata da una dedica sacra: «sono di Dio». Ognuno un talento inviato al mondo, da far fruttare e poi restituire al bene comune. Ma non in perdita: «donandomi, mi otterrai di nuovo». Entrando così nel circuito del dono che Gesù instaura invece del possesso. Non l’accumulo, ma la restituzione; non le porte blindate sui miei averi, ma la loro circolazione nelle vene del mondo. L’uomo vive di vita donata. Prima ricevuta e poi restituita.

(da padre E. Ronchi)


foglietto del 18 ottobre 2026