CRESCERE INSIEME
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APPUNTAMENTI DELLA SETTIMANA
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Giorno |
Ora | Parrocchia |
APPUNTAMENTI |
| DOM 18 | 11.00 | SANTANDRA’ | BATTESIMO di Edoardo Poloniato di Mattia e Florian Laura |
| 11.00 | SANTANDRA’ | INCONTRO PER FAMIGLIE: S. Messa, pranzo offerto in oratorio e incontro di condivisione per le coppie (ci sarà il servizio baby-sitting per i bambini) | |
| LUN 19 | 20.30 | ARCADE | Consiglio Affari Economici |
| MERC 21 | 20.00 | CAMALO’ | Incontro genitori Scuola Materna |
| GIOV 22 | 19.00 | SANTANDRA’ | Adorazione Eucaristica Notturna (confessioni 19.00-20.00) |
| 20.30 | POVEGLIANO | Consiglio Oratorio | |
| VEN 23 | 20.30 | ARCADE | Consiglio Pastorale Parrocchiale |
| SAB 24 | 20.30 | ARCADE | CONCERTO IN CHIESA in memoria di Gazzabin Fabio |
| DOM 25 | 9.30 | ARCADE | BATTESIMI di: Martini Ginevra; Vako Kevin; Fighera Emanuele; Fontana Alice |
| 12.00 | ARCADE | “CIBIAMOCI” in Oratorio |
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
PER LA 100ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
18 ottobre 2026
Cari fratelli e sorelle!
Per la Giornata Missionaria Mondiale del 2026, che segna il centenario di questa celebrazione, istituita da Pio XI e tanto cara alla Chiesa, ho scelto il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Dopo l’Anno giubilare, desidero esortare tutta la Chiesa a proseguire con gioia e zelo nello Spirito Santo il cammino missionario, che richiede cuori unificati in Cristo, comunità riconciliate e, in tutti, disponibilità a collaborare con generosità e fiducia.
Riflettendo sul nostro essere uno in Cristo e uniti nella missione, lasciamoci guidare e ispirare dalla grazia divina, per «rinnovare in noi il fuoco della vocazione missionaria» e avanzare insieme nell’impegno di evangelizzazione, in «un’epoca missionaria nuova» nella storia della Chiesa.
- Uno in Cristo. Discepoli-missionari uniti in Lui e con i fratelli e le sorelle
- Uniti nella missione. Perché il mondo creda in Cristo Signore
- Missione dell’amore. Annunciare, vivere e condividere l’amore fedele di Dio
(…) impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che è sempre opera dell’amore.
“La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio.”
18 OTTOBRE 2026 – XXIX Tempo Ordinario
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare
e a Dio quello che è di Dio”
(Mt 22,15-21)
RIFLESSIONE
Abbiamo sempre bisogno di appartenere a qualcuno. E io a chi appartengo? Forse alle cose, ai poteri forti, al pensiero dominante, oppure ai miei sogni, ai legami vitali, all’amore che provo e che, mi assicura la Bibbia (cf 1Gv 4,16), è «Dio che ama in me»?
I filoimperiali di Erode e gli indipendentisti del sinedrio pongono a Gesù una di quelle domande taglienti: maestro, tu che sei libero e dici le cose come stanno, che relazione hai con Cesare, con il potere? La risposta di Gesù è acuta: come al suo solito, davanti a domande maliziose o capziose, porta gli uditori su di un altro piano, spiazzandoli con un doppio cambio di prospettiva.
Primo cambio: sostituisce il verbo «pagare» con «restituire»: rendete, restituite a Cesare ciò che è di Cesare. Un imperativo forte, che dà un’anima nuova alle relazioni: restituite il molto ricevuto, date indietro, guardate alla sorgente. Vivere è restituire vita, che viene da prima di noi e va oltre noi. Viviamo per restituire amore a chi con l’amore ci ha fatto e ci fa vivere. «Ricevimi, donami, donandomi mi otterrai di nuovo», scrive l’antico libro dei Rig Veda.
Secondo cambio di prospettiva: Gesù fa entrare in gioco la sua visione e la sua forza profetica, recidendo di netto il legame tra le due parole incise sul denaro: divino Tiberio. Cesare non è Dio, Tiberio non è divino. Rendete a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio.
A questo punto Gesù si ferma, non si sostituisce a noi, non ci esenta dalla responsabilità di usare la nostra intelligenza per valutare, scegliere, decidere cosa sia di Cesare, cosa di Dio.
Restituite a Dio quello che è di Dio: di Dio è la terra e quanto essa contiene (Dt 10,14). Anche Cesare appartiene a Dio. Ogni persona porta incisa l’iscrizione profetica: «io appartengo al mio Signore», «ha scritto sulla mano: del Signore!» (Isaia 44,5). Ognuno una piccola moneta d’oro con, in altorilievo, l’immagine e la somiglianza con Dio, sormontata da una dedica sacra: «sono di Dio». Ognuno un talento inviato al mondo, da far fruttare e poi restituire al bene comune. Ma non in perdita: «donandomi, mi otterrai di nuovo». Entrando così nel circuito del dono che Gesù instaura invece del possesso. Non l’accumulo, ma la restituzione; non le porte blindate sui miei averi, ma la loro circolazione nelle vene del mondo. L’uomo vive di vita donata. Prima ricevuta e poi restituita.
(da padre E. Ronchi)



