IV Domenica di Quaresima: laetare 2026

Pubblicato giorno 13 marzo 2026 - In home page

RIFLESSIONE

Un uomo nato cieco, così povero che possiede soltanto sè stesso. E Gesù si ferma proprio per lui. Arriva la prima domanda: perché cieco? Chi ha peccato? Lui o i suoi genitori? Gesù ci allontana immediatamente dall’idea che il peccato sia la spiegazione del male, la chiave di volta della religione. La bibbia non dà risposte al perché del male innocente; neppure Gesù lo spiega. Fa altro: lui libera dal male, si commuove, si avvicina, tocca, abbraccia, fa rialzare. Il dolore più che spiegazione vuole condivisione. Gesù spalma un petalo di fango sulle palpebre del cieco, lo manda alla piscina di Siloe, torna che ci vede: uomo finalmente dato alla luce. Nella nostra lingua partorire si dice anche “dare alla luce”: Gesù dà alla luce, partorisce vita piena.

Il filo rosso del racconto evangelico è una seconda domanda, incalzante, ripetuta sette volte: come ti si sono aperti gli occhi? Tutti vogliono sapere “come” si fa, “come” ci si impadronisce del segreto di occhi nuovi e migliori, tutti sentono di avere occhi incompiuti.

Lo sappiamo: basta una lacrima e non vedi più. Quanti occhi acutissimi ho visto spegnersi: dicevano di vederci bene ed è bastata una lacrima, l’unghiata di un dolore, e si sono annebbiati, gli orizzonti e le strade scomparsi. Di fronte alla gioia dell’uomo “dato alla luce”, che vede per la prima volta il sole, il blu del cielo e gli occhi di sua madre, anche gli alberi, se potessero, danzerebbero; anche i fiumi batterebbero le mani, dice il salmo. I farisei non vedono il cieco illuminato, ma un articolo della legge violato: Niente miracoli di sabato, non si salvano vite, oggi c’è il riposo. Una fede che non si interessi dell’umano non merita che ad essa ci dedichiamo (Bonhoeffer).

C’è un’infinita tristezza nella pagina: i farisei mettono Dio contro l’uomo, ed è il peggior dramma che possa capitare alla nostra fede, a tutte le fedi: mostrano che è possibile essere credenti, senza essere buoni; credenti e duri di cuore. È facile ed è mortale. E invece no, gloria di Dio non è il sabato osservato, ma un mendicante che si alza, che torna a vita piena, “uomo finalmente promosso a uomo” (P. Mazzolari). Il suo sguardo che illumina il mondo dà gioia a Dio più di tutti i comandamenti osservati: il Signore metti luce nei miei pensieri, luce nelle mie parole, luce nel mio cuore.

(da padre E. Ronchi)