RIFLESSIONE
Gesù vide la grande folla, sentì compassione di loro e curò i loro malati. Vide una grande folla: il suo sguardo non scivola via sopra le persone, ma si posa sui singoli e li vede ad uno ad uno. Per lui guardare e amare sono la stessa cosa. E la prima cosa che vede alzarsi da tutta quella gente e che lo raggiunge al cuore è la loro sofferenza: sentì compassione per loro. Gesù prova dolore per il dolore dell’uomo, è ferito dalle ferite di chi ha davanti; Gesù si immerge nel tumulto della folla, risucchiato dal vortice della vita dolente. Primo viene il dolore; importante è colui chi patisce: nella carne, nello spirito, nel cuore. Il miracolo del pane è raccontato come una questione di mani. Un moltiplicarsi di mani, più che di pane, che passa di mano in mano: dai discepoli a Gesù, da lui ai discepoli, dai discepoli alla folla. Allora apri le tue mani. Qualunque sia il pane che tu puoi donare, non trattenerlo, apri il pugno chiuso. Imita il germoglio che si schiude, il seme che si spacca, la nuvola che sparge il suo contenuto. Il pane di Dio, quello delle nostre eucaristie, è il pane donato, con lo slancio della divina compassione.
(da padre E. Ronchi)



