XXXIII domenica del Tempo Ordinario

Pubblicato giorno 13 novembre 2025 - In home page


RIFLESSIONE

Il Vangelo adotta linguaggio, immagini e simboli da fine del mondo; evoca un turbinare di astri e di pianeti in fiamme, l’immensità del cosmo che si consuma: eppure non è di questo che si appassiona il discorso di Gesù. Come in una ripresa cinematografica, la macchina da presa di Luca inizia con il campo largo e poi con una zoomata restringe progressivamente la visione: cerca un uomo, un piccolo uomo, al sicuro nelle mani di Dio: neanche un capello del capo andrà perduto. Non è la fine del mondo quella che Gesù fa intravvedere, ma il fine del mondo, del mio mondo.

Il mondo e l’uomo non finiranno nel fuoco di una conflagrazione, ma nella bellezza e nella tenerezza. Un giorno non resterà pietra su pietra delle nostre magnifiche costruzioni, delle piramidi millenarie, della magnificenza di San Pietro, ma l’uomo resterà per sempre, frammento su frammento, nemmeno il più piccolo capello andrà perduto: è meglio che crolli tutto, comprese le chiese, piuttosto che crolli un solo uomo, questo dice il vangelo.

Che bella la conclusione del vangelo di oggi: risollevatevi, alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. In piedi, a testa alta, occhi alti, liberi, profondi: così il vangelo vede i discepoli. Sollevate il capo, e guardate lontano e oltre: viene continuamente qualcuno il cui nome è Liberatore. Mentre il creato ascende in Cristo al Padre/ nell’arcana sorte / tutto è doglia di parto: /quanto morir perché la vita nasca! (Clemente Rebora). Ma quando il Signore verrà, troverà ancora fede sulla terra? Sì, certamente. Troverà molta fede, molti che hanno perseverato nel credere che l’amore è più forte della cattiveria.

(da padre E. Ronchi)